Erased: La città in cui io non ci sono – Recensione

Quando un giallo, mistero e thiller si rivela un viaggio dell’eroe incredibile

 

Erased (Boku Dake ga Inai Machi), nato originariamente nel 2012 come manga scritto e disegnato da Kei Sanbe, si inserisce magistralmente nei generi del mistero, del thriller, del giallo e dell’opera psicologica. Dal capolavoro cartaceo è stato tratto nel 2016 un eccellente adattamento anime di 12 episodiconsiderato da molti la trasposizione ideale e la forma più accessibile e potente per fruire della storia — oltre a una successiva serie live-action. Quest’ultima, per quanto ben realizzata, non riesce a eguagliare la forza espressiva e la profondità dell’animazione. L’autore ha riversato in quest’opera ogni singola stilla della propria interiorità, confezionando un racconto che va ben oltre la superficie del semplice intrattenimento e merita di essere recuperato da chi se lo fosse perso.

 

La trama

 

Nel tentativo di salvare Kayo, una compagna di scuola e prima vittima del serial killer, Satoru sarà costretto ad aprirsi agli altri, imparando ad amare già nella sua vita di bambino, cambiando il sé stesso del futuro. L’opera è piena di scene toccanti, che fanno ben capire che non abbiamo a che fare con un’opera che racconta molto di una semplice caccia al serial killer

 

La storia segue Satoru Fujinuma, un giovane mangaka fallito e bloccato in un’esistenza apatica, dotato di un misterioso potere involontario chiamato “Revival”. Potere che lo rispedisce indietro nel tempo pochi minuti prima che si verifichi un evento tragico. Questo, nonostante la sua apatia, lo ostringe a sventarlo. Quando la sua stessa vita viene sconvolta da un lutto devastante, il potere si scatena in modo anomalo, catapultandolo indietro di diciotto anni, nel 1988, all’epoca delle elementari, per impedire una serie di efferati omicidi di bambini che segneranno per sempre il suo destino.

Oltre il thriller: la redenzione e il cambiamento

 

Cambiare il passato, salvando una vittima, spinge il serial killer a cambiare strategia o addirittura a scegliere altre vittime. Per questo Satoru scoprirà che la sua battaglia per cercare di salvare tutti richiderà un totale cambio di prospettiva

 

A un primo sguardo, l’opera si presenta come un solido thriller venato di fantastico, ma chi cerca la classica caccia al colpevole fuori fuoco resterà sorpreso. Il giallo e il serial killer sono solo il pretesto scenico; il vero cuore dell’opera risiede altrove. Il tema portante è il cambiamento salvifico interiore. Satoru non è un eroe infallibile: per poter salvare gli altri, deve innanzitutto salvare se stesso, uscendo dalla propria corazza di isolamento. È attraverso la condivisione della sofferenza, l’empatia profonda e l’attraversamento del lutto che il protagonista si trasforma. In questo percorso, un ruolo fondamentale lo gioca il personaggio di Airi Katagiri. In apparenza una ragazzina diciassette anni tra le tante, Yuri diventa la chiave di volta emotiva dell’intera narrazione. È l’unica che sceglie di credere ciecamente in Satoru, offrendogli una fiducia incondizionata e gratuita proprio quando tutto il mondo lo punta come un potenziale colpevole. È questa lealtà disinteressata a innescare la scintilla che permette a Satoru di lottare per una seconda occasione.

Un viaggio dell’eroe?

Il finale dell’opera è spettacolare proprio perché incarna un viaggio delleroe redentivo e quasi cristico: Satoru sperimenta il fallimento, il sacrificio totale, per poi assistere a un ribaltamento catartico. Superando i propri demoni interiori e stringendo finalmente legami autentici, riesce laddove ha sempre fallito, ottenendo una vera e propria eucatastrofe.

Conclusione

 

Satoru vive in diverse linee temporali alternative del passato, dove cerca di sventare gli omicidi del serial killer. Poi c’è il presente, dove viene incastrato dello stesso serial killer per un omicidio che non ha commesso. Soltanto Airi crede nell’innocenza di Satoru. E questo tanto basta a dargli la possibilità di cambiare profondamente…

 

“Credere in qualcuno”. È un’espressione strana, vero? Dopotutto, se credessi veramente in una persona, non avresti bisogno di dire “Io credo in te”. È come dire “Io credo nell’aria”. Non voglio dire che “credere in qualcosa” sia una bugia. “Credereè in realtà un termine che esprime la speranza, il desiderio di credere. ~ Satoru Fujinuma

Erased merita senza esitazioni il massimo dei voti su tutti i fronti. Dal punto di vista narrativo e psicologico, l’opera compie il miracolo di usare un intreccio investigativo per scavare a fondo nell’anima umana, mostrando la redenzione attraverso la sofferenza e la riscoperta dell’empatia. Il comparto grafico e visivo (sia nel tratto dettagliato del manga che nella regia e nella fotografia pulita e suggestiva dell’anime) sa restituire con precisione chirurgica le atmosfere di gelo e di isolamento interiore. La qualità del doppiaggio impreziosisce ogni dialogo, rendendo palpabile il dramma dei personaggi senza mai scadere nel banale. Dovendo scegliere, la qualità grafica dell’anime, fedelissimo nel trasporre il manga, si rivela la migliore fruizione dell’opera. Non possiamo dire lo stesso per la live-action presente al momento su Netflix, che appare decisamente sottotono rispetto l’opera originale. La risoluzione finale è la quadratura del cerchio: una conclusione che non cerca facili scorciatoie consolatorie, ma che premia il coraggio del sacrificio e la fedeltà ai legami autentici. Un’opera rara, intensa e profondamente trasformativa che lascia il segno. Se ancora non l’avete letta o vista, il nostro consiglio è di recuperarla il prima possibile, perché uno dei migliori viaggi dell’eroe di sempre. Voto: ★★★★★

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